Presentazione del libro

Martedì 19 Settembre 2017, alle ore 18:00, presso la libreria Tarantola di Udine, in via Vittorio Veneto n.20, l’associazione Costruiamo il Futuro è lieta di ospitare Michael Sfaradi che presenterà il suo romanzo vincitore del premio letterario Res Aulica di Bologna come miglior thriller dell’anno 2016:

I lunghi giorni della Arctic Sea

Interverrà il dott. Roberto Volpetti della Associazione Costruiamo il Futuro.

“Il 23 Luglio 2009 la Arctic Sea, cargo battente bandiera maltese, salpa dal porto finlandese di Pietarsaari con un carico di assi di abete destinati in Algeria, ma cosa c’era nelle stive? Tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto fra il luglio e l’agosto del 2009 questo romanzo basato su informazioni in possesso dell’autore che come giornalista seguì il caso, racconta i retroscena della vicenda e come, ipoteticamente, le cose sarebbero potute andare. Negli ambienti giornalistici girava forte il sospetto che oltre al carico di legno finlandese la Arctic Sea trasportasse anche sistemi missilistici di fabbricazione russa di ultima generazione come gli S300 e gli N55 destinati all’Iran. Ancora oggi sono in molti sono pronti a giurare che dietro la sparizione della Arctic Sea ci fosse stata la lunga mano del MOSSAD, i servizi segreti israeliani, che agirono al fine di bloccare la possibilità che la repubblica islamica si dotasse di sistemi missilistici che avrebbero impedito a Israele di agire militarmente per fermare la minaccia che si nasconde dietro il nucleare iraniano.”

Federalismo all'italiana

Federalismodi Luca Antonini *
Marsilio Editore 2013
pp. 208, 3° ed.
Euro 15,00
isbn: 978-88-317-1553-9


L’impianto del federalismo all’italiana non è mai stato seriamente “radiografato”. Pochi sanno, ad esempio, che su un semplice albero si intrecciano oggi almeno cinque diversi tipi di competenze: europea, statale, regionale, provinciale, comunale. Così, i danni provocati dalle alluvioni non dipendono solo dalla pioggia, ma anche da un sistema trascurato e ingestibile. Lo stesso avviene per settori come sanità, trasporti, istruzione e welfare. Gli scandali sono spesso la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto.
Per capire come stanno veramente le cose, distinguendo virtù e inefficienze, è necessario avere un quadro completo della situazione. Tuttavia sono ancora pochissimi – la cerchia ristretta degli addetti ai lavori – a conoscere la verità sul federalismo all’italiana, soprattutto quella dietro le quinte, che dovrebbe invece essere diffusa tra tutti gli elettori, per evitare strumentalizzazioni o veri e propri raggiri.
Luca Antonini – principale consulente del Governo e del Parlamento sul federalismo fiscale, e uno dei maggiori esperti in Italia sul tema – la racconta in questo libro, un originale excursus sulla riforma rimasta incompiuta ma che assorbe più di metà della spesa pubblica italiana. In questo “diario di bordo”, ricco di dati inediti, l’autore descrive le scellerate riforme costituzionali, il federalismo fiscale, il nesso con la spending review, gli aspetti chiave e le ricadute concrete sulla vita dei cittadini, mettendo in luce distorsioni, responsabilità e sprechi, ma anche casi di conclamata efficienza. Una presa d’atto necessaria per non restare allibiti di fronte a ogni nuovo episodio, quando ci si trova a dover fare i conti, letteralmente, con la mostruosità di spese fuori controllo.

* Luca Antonini (Gallarate 1963) è professore ordinario della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, dove insegna Diritto costituzionale e Diritto costituzionale tributario. Ha fatto parte del Secit (Servizio ispettivo del Ministero delle Finanze), del World Political Forum, dell’Alta Commissione di studio per il federalismo fiscale. È stato consigliere giuridico del Ministro dell’Economia e dal 2009 presiede la Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (Copaff) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. È uno dei principali consulenti del Governo e del Parlamento sul federalismo fiscale.

Presentazione del libro: "Federalismo all'Italiana" di Luca Antonini

Invitoantonini

Anno 6° - news n. 1 del 28 Maggio 2012 - Ci siamo ancora!

 “Ci siamo ancora!”

Crediamo non sia necessario elencare i gravi problemi n cui si dibatte il nostro Paese! Fra tutti quello che colpisce di più è il senso di smarrimento che sembra attanagliare tutti, dalla classe politica agli imprenditori e all’intero popolo.
Non mancano i segnali di speranza e indubbiamente vi è ancora quella porzione di coraggio che consente a moltissimi di tener duro su tutti i fronti del vivere quotidiano: dagli imprenditori che continuano a cercare nuovi mercati per i nostri prodotti, a chi lavora nelle fabbriche, nei servizi e nelle istituzioni tenendo tenacemente duro, risparmiando e faticando spesso senza molte speranze di vedersi riconosciuti i propri sforzi.
Ciò che drammaticamente emerge è la inadeguatezza di una classe dirigente impreparata ad affrontare sfide che oggettivamente fanno tremare i polsi.
Come sempre è stato nella nostra millenaria storia ci appare chiaro che questa Italia e questa Europa si salveranno se i cristiani sapranno e potranno dare il loro apporto decisivo. Ci risuonano le parole del Papa Benedetto che da anni ormai va dicendo sulla necessità di una nuova classe dirigente di cristiani nel mondo della politica, del lavoro, dell’economia e della cultura.
A questo proposito la cronaca di questi giorni ci offre due fatti che a nostro avviso meritano segnalati e giudicati: due fatti che riguardano il “vecchio” ed il “nuovo”, due categorie che spesso si incrociano e si incontrano non essendo mai così nettamente separate fra di loro.
Ci riferiamo da un lato alla visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Friuli, nel corso della quale si recherà in varie località fra le quali Faedis per rendere omaggio ai caduti delle Malghe di Porzus, e dall’altro alle prossime elezioni dei rappresentanti degli studenti all’Università di Udine.
Come noto il Presidente Napolitano si recherà a Faedis per rendere omaggio ai Caduti delle Malghe di Porzus. Pur essendo molto vivo il ricordo di questa vicenda, accaduta ormai 67 anni fa, crediamo che alla maggior parte dei giovani sfugga il significato di questa visita. Certo è che questo gesto del Presidente, classe 1925, cresciuto nella Napoli del 1944 dominata dal fascino intellettuale del leader comunista Palmiro Togliatti, rappresenta un qualcosa che va al di là di una doverosa riconoscenza per chi ha sacrificato la propria vita. Rappresenta in qualche modo il riconoscimento di un valore che la parola “Patria” non riesce a rappresentare adeguatamente: il valore di appartenere ad una comunità senza la quale non è possibile vivere dignitosamente. Una comunità di uomini che merita di essere tutelata, difesa, e promossa perché è in questa comunità che è custodito il senso di ogni cosa: il senso del nascere, del lavorare, del mettere su famiglia e di costruire opere, di amare e poi alla fine di morire. “Pai nestris fogolars” era il motto degli osovani che furono uccisi dal cieco furore ideologico dei partigiani comunisti alle Malghe di Porzus. E anche per noi ora il motto dovrebbe essere “Pai nestris fogolars”: un motto per il nostro popolo, per nostra classe dirigente. Questo crediamo sia il vero contenuto del gesto del Presidente Napolitano.
Non di meno ci pare interessante il messaggio che ci arriva da un altro avvenimento che indubbiamente potrebbe rientrare nella “normalità” come sono le elezioni per la rappresentanza degli studenti negli organi dell’Università. Infatti nei prossimi giorni gli studenti dell’Università di Udine sono chiamati al rinnovo dei propri rappresentanti: quale la novità ci si chiederà. Nulla infatti di particolarmente nuovo: come le numerose volte precedenti si fronteggiano una lista di sinistra e una lista di studenti promossa dai giovani di Comunione e Liberazione, ma allargata a ragazzi di varia provenienza ed ispirazione. In realtà un fatto nuovo c’è stato (peraltro ampiamente enfatizzato dalla stampa locale) ovvero la presentazione di una terza lista che si rifà al Movimento giovanile del PDL. Ma francamente questo non ci pare un grande elemento di novità.
I ragazzi di Comunione e Liberazione (quelli che Ernesto Galli della Loggia chiama quelli del “Maso chiuso”) ancora una volta raccolgono la sfida che a nostro avviso ha un valore che va ben al di la della competizione elettorale. Una sfida che non può essere ridotta ad una semplice contrapposizione con la sinistra. E’ la sfida di chi si sente di poter affermare dei valori che costruiscono, valori di umanità, valori di condivisione, valori di chi intende proporre liberamente e serenamente una propria visione della vita e del mondo. Non vogliamo fare forzature, ma ci sembra che nelle parole di questi ragazzi riecheggi il “Pai nestris fogolars” di quasi settanta anni fa e che il Presidente Napolitano si reca a rendere omaggio.
Ecco quindi il “vecchio” ed il “nuovo” che si incontrano e si influenzano a vicenda e che vogliamo suggerire alla riflessione di tutti, in questa primavera di un 2012 che certamente vedrà profondi cambiamenti e che ci vedrà attenti osservatori.

La redazione

 

Elezioni universitarie a Udine

I giovani di UNISTUD si presentano

Abbiamo chiesto ai ragazzi di UNISTUD di presentarsi e di presentare il programma della loro lista in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organi collegiali presso l’Università di Udine, consultazione che avrà luogo il 30 e 31 maggio.

Siamo studenti dell’università di Udine, ma prima di tutto amici a cui interessa vivere l’università in tutti i suoi aspetti.
Avendo anche fatto l’esperienza della rappresentanza in Facoltà ci siamo resi conto di come il lavoro del rappresentante possa essere un aiuto per scoprire e vivere meglio il posto in cui si sta e le persone che si hanno attorno.
E questa può essere un’opportunità di lavoro e collaborazione per tutti, se interessa quello che succede e quello che si può cambiare all’interno dell’ateneo.
Per questo abbiamo deciso di candidarci con la lista UNISTUD nelle elezioni del 30 e 31 MAGGIO per la composizione dei nuovi organi collegiali unversitari:

  • Senato Accademico
  • Consiglio di Amministrazione
  • Consiglio di Amministrazione ERDiSU

Siamo:

  • GIOVANNI GORASSO (Candidato in Senato accademico), studente al 4° anno di medicina, già componente del Senato accademico, del consiglio degli studenti e della Facoltà;
  • FRANCESCO CORTIULA (Candidato in C.d.A), studente al 3° anno di medicina, componente del consiglio di Facoltà;
  • ENRICO DEGANO (Candidato in C.d.A.), studente magistrale di ingegneria gestionale;
  • BIHANE “ANNA” DRIZA (Candidata in C.d.A. ERDiSU), studentessa al 1° anno di giurisprudenza;
  • MONICA ZAPPALA’ (Candidata in Senato accademico e in C.d.A.), studentessa al 3° anno di matematica, componente del consiglio di Facoltà.

programma:
Miglioramento della didattica tramite la valutazione: stanno uscendo i nuovi criteri dell’ANVUR, ci impegneremo ad applicarli per migliorare l’insegnamento e i tirocini, affinché la valutazione sia lo strumento propulsivo di una continua innovazione e miglioramento.

Agevolare piani di studi e tassazioni più flessibili per incoraggiare gli studenti con esigenze lavorative e familiari: è giusto che chi è uno studente lavoratore possa affrontare gli studi con più semplicità di quanto accade ora, tramite sessioni più ampie, materiale didattico e corsi on-line, nuove modalità di partecipazione alla didattica.

Internazionalizzazione tramite:
· corsi in inglese: per agevolare la conoscenza del gergo tecnico e portare le eccellenze di Udine all’Europa, per avere più possibilità di stage, tirocini, corsi all’estero.
· potenziamento corsi CLAV
· incentivazione e creazione di curricula internazionali: ci sono corsi già attivi ma troppo onerosi per gli studenti che dovrebbero spostarsi in più stati con pochi contributi, ci sono eccellenze vicino alla nostra regione che dobbiamo imparare a sfruttare ( ingegneria a Monaco, lettere classiche in Germania…).
· titoli di studio con valenza europea: creazione di percorsi internazionali, seguendo modelli già attivi (il corso di ingegneria edile-architettura all’Università di Trento che dà il doppio titolo spendibile in tutta Europa, convenzione USI-Università degli studi di Pavia per lettere moderne, United States Medical Licensing Examination per gli studenti di medicina) e creandone di nuovi secondo le peculiarità del nostro territorio.

Aiutare i neo laureati affinché entrino nel mondo del lavoro e della ricerca tramite corsi elettivi di cultura d’impresa, contabilità, tirocini nelle industrie, imprese, laboratori e istituzioni culturali italiane e ed estere, per promuovere e far conoscere i neolaureati usando le possibilità di rapporti che ha l’Università.

Valutazione seria della didattica: siamo convinti che gli studenti siano perfettamente in grado di valutare in modo oggettivo la qualità delle lezioni impartite da un docente. Anzi pensiamo che il parere degli studenti sia una ricchezza per l’ Ateneo. Proponiamo quindi di:
– cambiare le modalità di valutazione: è evidente per tutti che le schede valutative attualmente in uso sono pressoché inutili.
– rendere pubbliche le valutazioni dei docenti.
– dare un seguito concreto a quanto evidenziato dalle valutazioni.

Premiare sempre di più a livello di tasse gli studenti meritevoli mantenendo le attuali riduzioni per merito delle tasse universitarie(fiore all’occhiello della nostra Università) e premiando i più meritevoli anche dove adesso questo non avviene come nelle graduatorie Erasmus.

Ristabilire le riduzioni e agevolazioni per gli studenti lavoratori: siamo convinti che vista la difficoltà di essere studenti-lavoratori l’Ateneo debba garantire un aiuto concreto a chi ha questo status.

Mantenere un feedback continuo con i rappresentanti di Facoltà per risolvere i problemi concreti degli studenti: è solo attraverso l’aiuto di chi li vive in prima persona che si possono affrontare i problemi e le necessità della singola Facoltà come l’inadeguatezza delle strutture dove si svolgono le lezioni, la necessità di ampliare gli orari di apertura delle biblioteche, i problemi relativi alla didattica.

Costruire ed incrementare i rapporti con le aziende e le istituzioni per favorire la continuità studio-lavoro: vista la crescente difficoltà che si incontra a trovare lavoro dopo la laurea l’Università dovrebbe mettere i sui rapporti con le aziende del territorio e con le altre Università (anche europee) al servizio dei neolaureati per favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro

Dare maggior sostegno e spazio di iniziativa alle associazioni universitarie.
Migliorare le agevolazioni sulle attività culturali (cinema, teatro, concerti, mostre, seminari).
Vigilare affinché nella futura riforma degli ERDiSU gli studenti dell’Ateneo udinese non vengano penalizzati.
Migliorare il servizio mensa per qualità e velocità!
Creare una smart card con le funzioni di carta di credito per le mense regionali, i servizi in
gestione ad ERDiSU e Università, le copisterie…

Anno 5° - Responsabilità della politica e vita sociale libera

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

Il governo Monti, è oggi lo strumento più realistico, data la situazione politica europea e la tempesta finanziaria in corso contro l’euro e in particolare contro l’Italia, per difendere le conquiste di libertà e di benessere del nostro popolo.

Non è una sconfitta della politica, perché è la politica dire di sì a questo governo, per senso di responsabilità e rinfoderando le armi delle guerre di fazione. La situazione infatti del mercato finanziario, dominato da mani niente affatto innocenti, è tale che solo una collaborazione tra le forze più importanti, intorno a un programma severo e realizzato in tempi rapidi, può tutelare i risparmi delle famiglie e la possibilità di una vita sociale libera.

Le elezioni immediate sarebbero la via normale quando un premier dà le dimissioni, ma la situazione è tale, e tanti sono i cannoni puntati addosso al nostro Paese, che si rischierebbe di  arrivare alle urne nel disfacimento della coesione sociale, con conseguenza irreparabili.

Il Popolo della Libertà sta dimostrando in questa fase, specie nelle parole e  negli atti di Silvio Berlusconi e di Angelino Alfano, grande maturità democratica.

Nonostante le inaccettabili manifestazioni denigratorie di sabato sera – seguito e conseguenza dei provocatori discorsi alla Camera dei leader della sinistra non abbiamo spezzato il filo della convergenza politica, ma abbiamo  confermato l’appoggio al tentativo di Monti.

Se il realismo impone di sostenere per il bene del Paese una soluzione eccezionale, con un premier non votato dai cittadini, perché il governo Monti non sia un commissariamento della sovranità popolare ma un’occasione di crescita, al di là dei dati contabili, è bene che i contenuti delle scelte del nuovo esecutivo  non tocchino i principi fondamentali del nostro impegno politico: vita, famiglia,  libertà di educazione, lavoro, impresa.

Il risanamento non deve passare attraverso un ripiegamento in uno statalismo conservatore, perché questo sarebbe la negazione stessa del principio della sussidiarietà verticale e orizzontale che sta al cuore stesso della nostra visione della “vita buona”.

Intanto, proprio per ragionare insieme su queste gravi questioni (a che cosa servono i partiti se no?), è necessario che il Popolo della Libertà organizzi al più presto i congressi provinciali e cittadini. Il successo clamoroso della campagna di tesseramento dimostra che il desiderio di contare nelle decisioni fondamentali della vita pubblica non è commissariabile.   Il governo è tecnico ma la partecipazione deve restare popolare.

Udine, 17 novembre 2011

RETE ITALIA fvg

Anno 5° - O protagonisti o nessuno - i giovani e le ragioni dell'impegno politico

Lunedì 24 ottobre 2011 ore 21,00

On. RENATO FARINA

deputato e scrittore

Sen. MARIO TOROS

già  ministro della Repubblica

risponderanno alle domande che saranno poste da:

dott. MICHELE LORENZON – medico

ENRICO PALUDET – studente universitario

dott.ssa DAYANA ANDREUZZA – consigliere comunale di Porpetto

Presso Sala SPAZIOVENEZIA – Via Stuparich, 3 – UDINE

Anno 5° - News del 13 Ottobre 2011 - Cristiani in assemblea per il futuro del Friuli

Giuseppe De Rita

Riapre con un incontro con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il presidente del Censis, Giuseppe de Rita, il cantiere dell’impegno socio-politico nella Chiesa udinese.

L’incontro si terrà  VENERDI’ 21 OTTOBRE ALLE ORE 15,30 presso l’Aula 3 della Facoltà  di Economia dell’Università  di Udine, via Tomadini, 30/a.

A “Cristiani in assemblea per il futuro del Friuli” – questo il tema dell’incontro – sono invitati laici e sacerdoti, delegati di ogni parrocchia e realtà  ecclesiale, insieme ai rappresentanti del mondo civile ed economico. Si tratta della prima tappa di un cammino indetto dall’Arcivescovo di Udine per cogliere le dinamiche in atto nella tumultuosa transizione economica, sociale, culturale e politica che l’Italia, e in essa il Friuli, sta vivendo.

“Ispirandoci alla dottrina sociale della Chiesa, cercheremo di porre l’attenzione su alcune grandi questioni che segneranno nel bene e nel male il futuro del Friuli” ha detto mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine. “Non con mestizia rassegnata o, semplicemente, biasimando il presente, perchè credere nel Signore Gesù ci riempie di speranza! La sollecitazione è, dunque ad impegnarci per la nostra terra con una carità  operosa e intelligente, convinti che a difficoltà , ingiustizie e crisi è possibile rispondere positivamente”.

L’appuntamento del 21 ottobre è stato preparato negli ultimi mesi dalla Commissione per il Bene Comune, nell’ambito della pastorale della Cultura, proprio per il rilancio dell’impegno socio politico nella Chiesa udinese. “Con questo percorso – ha detto don Alessio Geretti, delegato dell’Arcivescovo per la cultura – la nostra diocesi, in sintonia e prosecuzione con l’esperienza che oltre dieci anni fa l’aveva indotta alla celebrazione del Convegno diocesano sui problemi della montagna, ritorna ad essere protagonista di un cammino di coinvolgimento, di studio e di azione per contribuire alla ricerca di buone soluzioni ai problemi che segneranno il futuro della nostra terra”.

Cinque i temi che saranno posti al centro della riflessione, “considerati altrettante criticità  e sfide che interpellano tutte le componenti della società  per preparare in Friuli un futuro sostenibile e uno sviluppo integrale”, puntualizza ancora don Geretti, Essi sono: decremento demografico; rapporto tra ritmi ed esigenze del mondo lavorativo e produttivo e ritmi ed esigenze delle famiglie; sanità , welfare e assistenza; situazione della montagna friulana; sistema politico-istituzionale locale”.

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Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato giovedì, 22 settembre 2011, da Benedetto XVI durante la visita al Parlamento Federale nel Reichstag di Berlino.

La ragione positivista, presa come valore assoluto, riduce l’uomo

Papa Benedetto XIV al Bundesrat

Signor Presidente del Bundestag!

Signora Cancelliere Federale!

Signor Presidente del Bundesrat!

Signore e Signori Deputati!

é per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto. In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità  per la cristianità  cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità  dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità  internazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.

Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà  il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perchè sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà  il successo che di per sè gli apre la possibilità  dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà  di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino.(1) Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.

In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità  dell’uomo e dell’umanità , il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità  deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: “Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità  che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore” (2).

In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità . Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà , era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità , che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sè. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità , tale questione è diventata ancora molto più difficile.

Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità  si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società  un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a.C. Nella prima metà  del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano.(3) In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità . Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità  umana, della pace e della giustizia nel mondo”.

Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità  è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità , e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già  compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà  di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza” (Rm 2,14s). Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. E’ fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perchè si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura e ragione. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – “un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico (4) Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la spiegano, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.

Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità  umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà  culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità . Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là  di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità  del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.

Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità , nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità , nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso nè di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare nè accantonare, perchè vi si intravede troppa irrazionalità . Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sè la propria dignità  e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. àˆ chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà  c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà  che si crea da sè. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà , ma è anche natura, e la sua volontà  è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sè. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà  umana.

Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età  di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. Aveva detto che le norme possono derivare solo dalla volontà . Di conseguenza, la natura potrebbe racchiudere in sè delle norme solo se una volontà  avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte, presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà  si è inserita nella natura. “Discutere sulla verità  di questa fede è una cosa assolutamente vana”, egli nota a proposito.(5) Lo è veramente? – vorrei domandare. àˆ veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?

A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità  della dignità  umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità  degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità  dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità  dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità  inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.

Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità  di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. Grazie per la vostra attenzione.

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1 De civitate Dei IV, 4, 1. 2 Contra Celsum GCS Orig. 428 (Koetschau); cfr A. Frst, Monotheismus und Monarchie. Zum Zusammenhang von Heil und Herrschaft in der Antike. In: Theol.Phil. 81 (2006) 321 – 338; citazione p. 336; cfr anche J. Ratzinger, Die Einheit der Nationen. Eine Vision der Kirchenvter (Salzburg – Munchen 1971) 60. 3 Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer menschlichen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31 – 61. 4 Waldstein, op. cit. 15 – 21. 5 Citato secondo Waldstein, op. cit. 19.

[© Copyright 2011 – Libreria Editrice Vaticana]

Anno 5° - Programma incontri di Renato Farina

Renato Farina

Vi segnaliamo gli incontri che sono stati organizzati da amici impegnati nelle Elezioni Amministrative di domenica 15 e lunedì 16 maggio.

Agli incontri parteciperà il nostro caro amico Renato Farina, ora deputato del PDL, e avranno come tema fondamentale la presenza nel sociale, a partire dalla nostra identità di cristiani così come in questi giorni ci ha invitato Benedetto XVI nei suoi interventi ad Aquileia e a Venezia.

Elezioni amministrative 15/16 maggio 2011
PROGRAMMA VISITA on. RENATO FARINA
GIOVEDI’ 12 MAGGIO

ORE 18,30  “I giovani e l’impegno politico” – Sala convegni Hotel
Minerva  –
Piazza XX Settembre – Pordenone
Incontro organizzato dal Centro Culturale “Augusto Del Noce” e
dall’Associazione “Costruiamo il Futuro – FVG”. Partecipa il candidato
consigliere comunale  Enrico Paludet (PDL)

ORE 20,30 Incontro elettorale ad Aiello del Friuli presso Bar da Chris
Incontro organizzato dalla candidata sindaco Carmen Cocetta (PDL)

ORE 21,15 “UNA POLITICA PER IL BENE DI TUTTI” –
Sala del Centro Civico  – Porpetto (Udine)
Incontro organizzato dal candidato sindaco Pietro Dri (PDL)

Pernottamento a Porpetto (da confermare)

Anno 5° - Le crisi geopolitiche nel bacino del Mediterraneo e i riflessi sull'Europa - Le risposte del Partito Popolare Europeo

CONVEGNO – INVITO
LE CRISI GEOPOLITICHE NEL BACINO DEL MEDITERRANEO E I RIFLESSI SULL’EUROPA
LE RISPOSTE DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO
VENERDI’ 18 MARZO 2011 ORE 18.00
PALAZZO KECHLER
Piazza XX Settembre n. 14 – Udine
relatore
ON. ANTONIO CANCIAN
Deputato al Parlamento Europeo
moderatore
ADRIANO IOAN
Dirigente Provinciale del Pdl di Udine
indirizzi di saluto di :
RENATO CARLANTONI
Capogruppo del Pdl in Consiglio Provinciale
LORIS MICHELINI
Capogruppo del Pdl nel Consiglio Comunale di Udine
PIERO MAURO ZANIN
Sindaco del Comune di Talmassons
L’incontro-convegno sarà l’occasione per fare il punto sulle crisi politiche che stanno investendo il bacino del Mediterraneo, sul ruolo dell’Europa e dell’Italia verso i Paesi del Maghreb alla ricerca di una difficile via alla democrazia, sulle risposte all’emergenza profughi e sulle implicazioni economiche. Le proposte del Partito Popolare Europeo di fronte alle sfide del “regime change” nel Nord Africa.

Anno 4° - News dell'8 Settembre 2010 - Aiutiamo Sakineh

Sakineh Mohammadi Ashtiani

In questo dramma, che sta coinvolgendo il mondo intero, forse nelle ultime ore si sta aprendo un barlume di speranza:  è di questo pomeriggio la notizia che il ministero degli Esteri iraniano avrebbe confermato la sospensione della pena facendone oggetto di revisione.

Questo è solamente l’ultimo dei casi di barbarie che spesso hanno come protagonisti donne e bambini, e che non possono lasciarci indifferenti. L’invito è ad aderire agli appelli contro la condanna di Sakineh che si stanno organizzando spontaneamente in questi giorni, fiaccolate, sit-in e petizioni on line, per far sentire forte e chiara la nostra voce.

Perché come ha ribadito Papa Benedetto XVI in più occasioni : “L’esistenza umana va difesa e favorita in ogni suo stadio. Nessuno infatti è padrone della propria vita, ma tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla, dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale».

Il nostro compito come cristiani è quello di vivere con impegno questo dono e imparare sempre più a trasmetterne con forza la difesa e la promozione in tutte le sue espressioni.

Minorenni o madri di famiglia: le Sakineh che il mondo ignora

di Camille Eid – “Avvenire” 8 Settembre 2010

Il caso di Sakineh non è isolato. Attualmente in Iran risultano pendenti, secondo un elenco pubblicato dal Comitato internazionale contro la lapidazione, ben venti sentenze di morte per lapidazione, tre delle quali riguardano uomini. Le «altre Sakineh» portano i nomi di Maryam, Zeynab, Robabe, Ferdoas, Ashraf, Hajar, Sarimeh, Khanom, Masumeh e altri ancora.

Alcune sono giovanissime, come la diciannovenne Azar Bagheri, che aspetta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, lo stesso in cui si trova Sakineh, altre sono meno giovani, come Kheyrieh Valania, 42 anni, perseguitata dall’incubo delle pietre dal 2002, nella prigione di Ahvaz.

Quello di Azar è un caso emblematico. Aveva solo 15 anni quando fu costretta a sposarsi con un uomo più anziano. Oggi, dopo quattro anni in carcere, si prepara alla sua fine per un adulterio che sarebbe stato compiuto durante il matrimonio. La condanna non poteva essere eseguita fin quando non avrebbe raggiunto la maggiore età. Così per gli ultimi quattro anni Azar è stata costretta a deperire nel braccio della morte, mentre i giudici aspettavano che raggiungesse la fatidica soglia anagrafica dei 18 anni. L’attivista per i diritti umani iraniani Mina Ahadi ha detto che la ragazza è stato perfino sbeffeggiata: sottoposta a due false lapidazioni. In due occasioni sarebbe stata portata fuori dalla sua cella e sepolta fino alle spalle nel cortile del carcere di Tabriz, e preparata ad essere bersagliata a morte con le pietre.

Il caso più conosciuto riguarda Maryam Ghorbanzadeh, anch’essa detenuta nel carcere di Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran. In questo caso come per altre detenute i legali si sono rivolti alla magistratura chiedendo quello che solo a denti stretti si può definire un atto di clemenza: sostituire la lapidazione con la fustigazione. Una tortura non letale al posto di una tortura che provoca morte sicura. Una possibilità non remota. Le autorità iraniane, negli ultimi anni, per 13 volte hanno rivisto sentenze di donne condannate alla lapidazione. È accaduto ad esempio per Kobra Babaei, liberata dopo avere subito cento frustate. Il Comitato internazionale contro le esecuzioni, una Ong che si batte contro la pena capitale nel mondo, ha rivelato che la spina dorsale di Kobra è stata danneggiata dai colpi e che lei ora ha difficoltà a camminare. I suoi figli dicono che il dolore straziante e gli effetti delle frustate hanno reso la vita della loro madre estremamente difficile.

Poi c’è il caso di Ashraf Kalhori, madre di quattro figli, che ha oggi 40 anni.

Ashraf è stata riconosciuta colpevole dell’uccisione del marito e di rapporti extraconiugali, e quindi condannata a morte per lapidazione. La legale di Ashraf Kalhori, che ha presentato nel 2006 un’istanza di pentimento in nome della sua assistita, non crede più nell’efficacia delle fatwa del 2003 con cui alcuni ayatollah iraniani avevano chiesto ai giudici di non emettere sentenze di lapidazione e di sostituire quelle emesse con pene alternative. «Non bastano le fatwa per fermare questa pratica barbara e medievale», ha affermato Shadi Sadr, avvocato impegnata nella lotta per i diritti delle donne. «I singoli giudici non sono obbligati a rispettare le fatwa, per fermare le lapidazioni bisogna cambiare la legge. Le associazioni femminili e i gruppi femministi – ha aggiunto – stanno lavorando a una vasta campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica allo scopo di costringere il governo a una moratoria delle sentenze di lapidazione».

La donna iraniana condannata alla lapidazione potrebbe essere giustiziata venerdì o domenica

il Sussidiario. net

Lunedì 6 settembre 2010

SAKINEH LAPIDAZIONE IRAN – Sakineh potrebbe essere giustiziata venerdì, al termine del ramadan islamico. Lo denuncia detto il filosofo francese, Bernard Levy. Cresce la preoccupazione nel mondo per la sorte della donna condannata a morte per lapidazione per adulterio. Sakineh ha già ricevuto due serie di 99 frustate ciascuna, l’ultima delle quali per una foto pubblicata su alcuni giornali occidentali in cui appariva senza velo.

La donna ha detto che quella ripresa nella foto non era neanche lei. Le raccolte di firme in tutto il mondo intanto proseguono senza sosta, così come gli interventi autorevoli, tra cui anche quello della Santa Sede. L’esecuzione di Sakineh potrebbe essere l’evento di chiusura del mese di Ramadam, l’Eid al-Fitr. Nel giorno dell’Eid, il primo giorno del mese successivo a quello del Ramadan che potrebbe cadere il 9 o il 10 settembre (si aspetta la serata di mercoledì 8 settembre, quando in base alla Luna le autorità dell’Arabia Saudita annunceranno la fine del mese di digiuno) i fedeli islamici si riuniscono in preghiera. Il figlio della donna avrebbe raccolto le parole di un responsabile della prigione che avrebbe detto alla madre che la sua esecuzione è prevista per domenica prossima alle 6.

Il filosofo francese Levy ha anche detto: “Ahmadinejad non è un pazzo, è un calcolatore. Gran parte dell’apparato politico e giudiziario iraniano si rende conto che l’immagine che darebbero del loro regime se lapidassero Sakineh sarebbe irrimediabilmente disastrosa”. Javid Houtan Kian, l’avvocato della donna, ha invece rilasciato una dichiarazione all’agenzia Aki-Adknronos in cui dice che se l’allarme per la condanna di Sakineh resta alto, non ci sarebbero elementi concreti che farebbero pensare alla sua uccisione.

Il figlio di Sakinehha intanto ringraziato l’Italia per l’impegno in difesa della vita della madre, ma anche detto che occorre fare di più: “Gli stati devono mostrarsi più esigenti e severi verso il governo iraniano, servono passi solenni, come la convocazione dell’ambasciatore, o l’inasprimento delle sanzioni. Purtroppo con Teheran funzionano soltanto i rapporti di forza”.

Frattini: una risoluzione Onu per difendere la libertà religiosa

il Sussidiario.net

Giovedì 26 Agosto 2010

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sarà oggi ospite del Meeting di Rimini, in un incontro dal titolo “Libertà religiosa e responsabilità politica”. A proposito di questo tema, in questa intervista, Frattini ci anticipa un’importante iniziativa che il governo italiano intende presentare alla prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Ministro, ci può spiegare innanzitutto in cosa consiste e quali sono i capisaldi della strategia – anche politica – centrata sulla difesa della libertà religiosa che il nostro paese persegue?

Ritengo in primo luogo – ed è convinzione di tutto il governo – che la libertà religiosa sia un diritto fondamentale di ogni persona. E come tale deve essere tutelato non solo in forma difensiva, ma anche attiva: bisogna tutelare la possibilità di esprimere la propria fede non solo nel privato, ma anche nel pubblico. Questo comprende la manifestazione pubblica del proprio credo, dei simboli religiosi, anche nelle scuole, e la possibilità di costruire un luogo di culto. Su questo vogliamo, attraverso la diplomazia italiana, portare avanti una battaglia istituzionale. Proprio alla prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che inizierà a fine settembre, l’Italia promuoverà una risoluzione sulla libertà religiosa. Questo sarà un segnale importante che daremo e mi auguro che avremo l’appoggio di tutta l’Unione europea.

Ci può anticipare quale sarà il contenuto di questa risoluzione?

Parlerà molto del principio del rispetto delle minoranze religiose. Nell’Ue, proprio su proposta mia e del governo italiano, abbiamo ottenuto un’importante risoluzione che impegna le ambasciate europee, la rete diplomatica dell’Unione, affinché in tutti i paesi dove ci sono importanti minoranze (come quelle cristiane in Iraq, Pakistan, India), queste siano rispettate. Abbiamo infatti purtroppo avuto casi tragici e noti di persecuzioni, che l’Europa ha condannato. Da parte mia manterrò quindi questo impegno, questa “bandiera” italiana in Europa, affinché questo principio sia affermato. Parimenti, alla minoranza musulmana europea va garantito, come abbiamo sempre detto, il diritto di esprimere e professare la propria fede.

Quali sono le chances che questa risoluzione venga approvata e che il “metodo italiano” funzioni, soprattutto nel quadro del dialogo tra le istituzioni internazionali e gli stati in cui i diritti umani sono violati?

Pensiamo a una risoluzione non che divide, ma che unisce. Vogliamo fare in modo non solo che sia approvata, ma che diventi un messaggio per tutte le religioni. Abbiamo sempre apprezzato prima Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI per le loro importanti azioni dirette a promuovere un dialogo tra tutte le religioni. Esse hanno il diritto di essere professate in tutti i paesi. Evidentemente questo principio penso possa fare breccia anche in quei paesi dove la religione cristiana è minoritaria.

La sentenza europea sul crocifisso nelle aule scolastiche ha sollevato un problema: il confronto (che a volte diventa conflitto) tra diritto interno e diritto comunitario europeo. Come evitare che a uscirne sconfitte siano le identità nazionali?

Quello che abbiamo criticato nella sentenza di primo grado della Corte di Strasburgo è aver compiuto un’interferenza inaccettabile nei riguardi dei principi identitari e religiosi di un popolo. Abbiamo detto con grande chiarezza che l’Europa può dettare delle regole, ma esse non possono sottrarre valore alle radici di un popolo. Tempo fa ci siamo battuti perché le radici cristiane entrassero nel Trattato costituzionale europeo, ma non ci siamo riusciti per il veto di alcuni paesi tra cui Francia e Belgio. Oggi vogliamo ribadire che queste radici, che fanno parte dell’identità del nostro paese, non possono essere recise da una sentenza. Un principio che ha trovato l’appoggio di altri dieci paesi (un numero record nella storia dei lavori della Corte di Strasburgo), che hanno deciso di criticare questa sentenza, nonostante ne siano formalmente estranei. Quello che ci unisce è ritenere inaccettabile che una Corte stabilisca che le radici cristiane dell’Italia o di un altro paese debbano essere regolate in modo uniforme a livello europeo.

Prima ha citato l’opposizione della Francia alle radici cristiane europee. Pensa che il modello della laicità “alla francese”, lodato per tanto tempo, sia ancora un riferimento?

Il principio dello Stato laico è intoccabile, ma affermare la libertà religiosa non vuol dire far diventare lo Stato confessionale, vuol dire riconoscere agli individui il diritto di poter professare liberamente, non solo in privato, il proprio credo. Come abbiamo spiegato all’epoca a Francia e Belgio, non c’è affatto contraddizione tra la laicità dello Stato e le radici cristiane dell’Europa. L’Europa nasce da principi su cui il cristianesimo ha inciso profondamente. Basta pensare alle parole di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Questo è esattamente il principio della divisione tra quello che è laico (cioè lo Stato) e quello che è religioso e che non potrà mai essere governato dallo Stato, perché altrimenti avremmo gli stati teocratici, cioè dove è il governo a dettare i principi religiosi. Questo, francamente, sarebbe la negazione delle libertà.

Sempre in Francia ha fatto discutere la recente legge che vieta il velo integrale nei luoghi pubblici. Lei cosa ne pensa?

Vi sono almeno tre questioni collegate a questo fatto. In primis il fatto che la manifestazione di un simbolo religioso non può essere punita per legge. Tuttavia, ed è la seconda questione, bisogna tener conto che quando si parla del velo integrale, quello che copre anche il volto, il viso della donna, non siamo di fronte a una libera scelta della donna, ma a un segno della sua sottomissione. Questo è quello che molti teologi ed esperti dell’Islam ci spiegano. Il velo integrale non è quindi il vero simbolo dell’espressione della religione islamica in pubblico.

E la terza questione?

È quella riguardante l’identificazione delle persone. Viviamo in un’epoca in cui la sicurezza è importante. Non può essere consentito che una persona completamente velata, la cui identità non è identificabile, stia in un luogo pubblico. Per quanto riguarda invece il velo non integrale, quello con cui una donna musulmana, senza un’imposizione, vuole rappresentare il suo credo, questo deve essere consentito, come lo è effettivamente in Italia.

L’Italia ha scelto in materia energetica di legarsi molto alla Russia. Questo non comporta dei rischi?

Abbiamo lavorato molto su questa tema e mi sono impegnato personalmente per promuovere accordi che il Presidente Berlusconi ha lanciato non solo con la Russia. È bene che si sappia che l’Italia è uno dei paesi che ha la maggiore diversificazione di risorse energetiche provenienti dall’estero: un terzo dalla Russia, un altro terzo dall’Algeria, un 20% dalla Libia e il resto da altri paesi arabi, in particolare del Golfo. Abbiamo una diversificazione che, paragonata a quella di altri paesi europei, è elevatissima. Non è vero quindi che siamo legati interamente alla Russia.

Tutta questa situazione sta cambiando il bilanciamento dell’arco euro-atlantico in materia di politica energetica?

Se parliamo dei grandi gasdotti che attraversano Russia, Azerbaijan, Turchia e arrivano in Europa, anche qui vogliamo diversificazione, non un solo gasdotto. Abbiamo lavorato con gli americani in particolare per realizzare una vera politica di collaborazione euro-atlantica in materia di sicurezza energetica. L’inviato speciale di Obama, l’Ambasciatore Morningstar è venuto a trovarmi a Roma per ben due volte e abbiamo avviato una collaborazione Italia-Usa: l’ad di Eni, Paolo Scaroni, si è recato a Washington proprio per aprire un tavolo di riflessione congiunta italo-americana sulla sicurezza energetica. Questo ha definitivamente dissipato quei dubbi, che non erano fondati, ma che sono stati utilizzati per fare inutile e dannosa polemica.

Come sta cambiando lo scenario libanese e qual è il contributo che l’Italia può dare nel quadro della missione Unifil?

Stiamo compiendo uno sforzo enorme, perché siamo ancora il primo contingente in Libano con 2000 militari e abbiamo avuto per tre anni la guida della missione. Abbiamo ancora un ruolo chiave in quel paese, anche per una ragione prettamente politica: grazie all’azione diplomatica in Medio Oriente, l’Italia è forse l’unico paese che può tranquillamente parlare in stretta amicizia e sincerità con l’una e con l’altra parte. Noi siamo considerati in Europa i migliori amici di Israele, ma al tempo stesso la Lega Araba ha voluto al summit dei presidenti solamente Berlusconi come speaker ufficiale a parlare della pace

La Turchia attende ancora di entrare nell’Ue e resta un attore fondamentale della regione. Che ruolo può avere?

È noto che l’Italia è forse il maggiore sostenitore dell’avvicinamento e del suo ingresso nell’Unione e questo ci viene riconosciuto dai turchi. A loro abbiamo chiesto, nelle ultime settimane, di riconsiderare la posizione che hanno tenuto votando contro la risoluzione del Consiglio di sicurezza sulle sanzioni all’Iran e di continuare a tenere, come hanno sempre fatto, una stretta collaborazione con l’Occidente, con la Nato e l’Unione Europea.

Ha citato l’Iran, che resta davvero un paese chiave nello scacchiere del Medio Oriente. Che rapporti ha l’Italia con Teheran?

L’Italia è uno dei pochissimi paesi che, pur avendo assoluta lealtà al principio delle sanzioni e alle regole che vogliono un divieto assoluto dell’escalation nucleare militare iraniana, può dialogare, può parlare con l’Iran, tanto che il 20 luglio a Kabul ho potuto incontrare il ministro degli Esteri iraniano Mottaki insieme alla signora Ashton, rappresentate Ue per la politica estera: questo è un segnale che l’Italia può essere un interlocutore valido. Noi siamo stati sempre sinceri con l’Iran, abbiamo sempre detto che non possiamo sentir parlare di distruzione di Israele, di bomba atomica, ma vogliamo dare comunque a Teheran un’importante possibilità di dialogo sia sul nucleare, sia sulla stabilizzazione dell’Afghanistan.

È ormai da diversi anni che lei partecipa al Meeting di Rimini. C’è qualcosa che la colpisce e che trova particolare in questo evento?

Considero il Meeting, come ho già avuto occasione di dire, un fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo, perché è un messaggio che ogni anno sappiamo dare al resto del mondo. L’impressione che ho ogni volta che partecipo è quella di trovare persone che sanno ascoltare, a prescindere che condividano o meno quello che viene detto. Al Meeting c’è sempre la condivisione di un obiettivo: scambiarsi delle idee, riflettere insieme e dialogare. Questa è la ragione che mi ha spinto per tanti anni a tornare, come anche quest’estate.